I sette angeli della Breast unit. Conferenza dell’Inner Wheel di Peschiera del Garda. Donne mai più sole ad affrontare il cancro al seno

Gabriella Poli – Peschiera del Garda – Sono sette le dottoresse della Breast Unit della clinica Pederzoli di Peschiera che si occupano, ognuna per la propria specializzazione, delle donne colpite di cancro al seno nel difficile percorso della malattia.

Tra loro la case manager, una nuova figura sanitaria che prende in carico la paziente dal momento della diagnosi e la accompagna, la sostiene, la informa e le organizza il percorso nelle diverse tappe, dalla terapia chirurgica a quella oncologica, alla fisiatria e al follow up. La case manager, prevista da un decreto regionale Veneto rappresenta il trait d’union tra i vari specialisti e tra questi ultimi e la paziente. Una assoluta novità che evita confusione nei soggetti già indeboliti dal male e li indirizza in tutte le tappe del percorso. Le donne non sono più sole quindi ad affrontare i vari passi necessari per procedere nella cure.

Se ne è parlato recentemente (mercoledì 14 novembre ndr) nella conferenza organizzata dall’Inner Wheel di Peschiera, che presiedo, nella sala del Fiore dove, per la prima volta in assoluto da quando è stata fondata la Breast Unit, le sette professioniste si sono ritrovate insieme in un incontro pubblico.

Le relatrici, coordinate in questa occasione dalla dottoressa Mara Tonegutti, responsabile del servizio di diagnostica e le radiologhe Silvia Brunelli e Michaela Faroni, Anna Acerbi, responsabile della chirurgia senologica, Cristina Pegoraro, oncologo clinico, Monica Pasqualini, chirurgo plastico e la case manager Carmela Palmisano, dottoressa in scienze infermieristiche ed ostetriche, hanno esposto le loro esperienze nei settori della prevenzione, gli stili di vita, le metodiche diagnostiche, le modalità terapeutiche chirurgiche, oncologiche e di ricostruzione estetica della mammella.

Altra figura indispensabile nella Breast Unit è quella delle volontarie dell’Associazione Rosa Alba di Peschiera che supportano le donne colpite da neoplasia al seno sostenendole per una completa riabilitazione sotto l’aspetto fisico, psicologico e sociale.

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Sette giorni in Birmania tra pagode dorate, foreste e palafitte

Gabriella Poli – Myanmar – E’ il viaggio dei sogni quello che si può fare nel paese asiatico più mistico d’Oriente. Il paese delle mille etnie, delle pagode, delle risaie. Il tempo scandito dai rituali buddisti. I laghi solcati dalle imbarcazioni dei pescatori che pescano e contemporaneamente guidano l’imbarcazione con una gamba. Un paese immerso nel blu, nell’oro e nell’amaranto. Il meno occidentalizzato dell’Oriente.

Il viaggio verso la Birmania,oggi Myanmar, è lungo e faticoso. Dall’Italia a Singapore per 12 ore e poi ancora 4 ore di volo fino a Yangon. Ma ne vale la pena. Il monumentale Budda sdraiato nella Chaukhtatgyi Pagoda sembra sorridere ai visitatori e la Shwedagon Pagoda di Yangon al tramonto risplende come un gioiello.

Un altro volo per raggiungere Bagan la valle dei templi ricoperti di foglie d’oro che incendiati dal sole inviano folgori in tutte le direzioni. La terra di Bagan, l’antica capitale del primo impero birmano, è disseminata di migliaia di pagode e stupa, del XII secolo. Alcune più umili in mattoni rossi di terracotta, altre impreziosite da oro, stucchi e gigantesche statue di Budda. La pianura bagnata dal fiume Ayeyarwaddy, definita da Marco Polo uno dei luoghi più belli del mondo, si trova nel centro del Myanmar, a circa due ore di volo da Yangon. È rigogliosa di piante tropicali e fiori profumati. 

Nel tempio di Ananda si contano mille Budda. Attorno si sviluppano i villaggi e la piccola economia locale. Le giovani donne si mettono sul viso una polvere ricavata da una pianta per schiarire la pelle e difendersi dai raggi del sole. Ti inseguono con il motorino da un tempio all’altro per vendere stoffe e scatole di lacca, pantaloni e parei lunghi fino ai piedi che qui portano anche gli uomini. Tipici dell’artigianato locale oggetti in bambù laccato. Tradizionale il teatro delle marionette.

Il complesso monumentale Shwe Zigon rivela i suoi segreti sorprendendo. È il posto delle mille cupole d’oro, dei fiori di gelsomino e frangipane venduti per l’omaggio al Budda. Si suonano le campane col bastone creando cacofonie suggestive. Le donne sono minute come bambine, eleganti nei loro vestiti lunghi di seta. Comprano foglie d’oro da applicare sulle statue esprimendo desideri sicuramente semplici come i loro occhi. La vita è davvero semplice qui. Ma nessuno muore di fame. I monaci provvedono a cibo e medicine per i più indigenti. Nel Tempio Manuha il Budda sdraiato è immenso. Lo spazio è angusto e sembra intrappolato come lo sono i sogni nel sonno.

Quando c’è la luna piena si festeggia la festa della luce, ci sono lanterne ovunque e i bambini ricevono giocattoli. Si cena in una piana circondata da templi illuminati. Pollo, pesce, verdure, riso e tè. Dessert consolante con tapioca e crema di platano.

Si lascia Bagan con la barca per un trasferimento lento fino a Mandalay. Dalle 8 alle 12 ore, a seconda delle secche, sul fiume Ayeyarwaddy. Alle 4 del mattino l’umidità è alle stelle. Scorrono le rive e i templi, seminascosti dalla vegetazione, si illuminano a poco a poco di un’alba gonfia di pioggia. Il fiume è lento e largo. L’atmosfera è la stessa del delta del Po, con le canne palustri in fiore. Poi però si incrociano le chiatte dei cercatori d’oro e appaiono i villaggi con le donne che lavano i panni e i bambini che giocano nel fiume limaccioso ma generoso di pesce e nutrimento per i campi di fagioli, cocomeri e meloni. Nel tardo pomeriggio si arriva a Mandalay.

Il giorno della festa della luce i Birmani vanno a visitare il ponte di tek più famoso del mondo, quello di U Bain, 1200 metri sospeso sul lago Taungthaman. Tutti aspettano il tramonto tra fiori di loto e improbabili afrori di spezie. Una cagna va a controllare i suoi cuccioli sistemati sotto una scala tra foglie e fango. I piccoli monaci accendono le candele che illuminano il tempio. Una sposa cammina lenta seguita dagli invitati.

Ancora in barca questa volta di legno con terrazza per raggiungere Mingun, distesi su sdraio di bambù all’ombra di una tenda.

La pagoda bianca abbaglia la piana con riccioli di pietra. Custodisce gelosamente il suo Budda e non si rammarica di non essere stata completata. Doveva essere il tempio più grande del mondo. Ma il re che ne ordinò la costruzione morì improvvisamente è così rimase incompiuta. Ci si arriva attraversando un villaggio di bambù, un altro tempio e un monastero e dopo aver visto una storica e monumentale campana, la Mingun Bell.

Ma bisogna superare l’ostacolo di decine di venditrici di souvenir. Tre braccialetti, due giacche con alamari, un pareo da uomo e un ventaglio, un cappello di paglia birmano sono più o meno l’obolo da pagare per raggiungere la piana della candida pagoda, dove si beve cocco appena aperto.

Al ritorno nel villaggio si fa festa con lo sport: alcuni ragazzi giocano a calcio con la maglia del Milan, altri tentano di conquistare il palo della cuccagna con varie strategie che si rivelano inutili.

Si sale in barca dopo aver toccato la piccola mano di un bambino che chiede qualcosa. Ma non si può dare denaro a un bimbo. Ne offendi la dignità e forse lo rovini per sempre. Magari un dolcetto. Sembra deluso. Guarda la mamma che con il fratellino più piccolo in braccio disapprova. Voleva denaro. Si parte col cuore in subbuglio.

Di nuovo in barca per raggiungere l’Inle resort, un villaggio coloniale nella foresta.

Il giovane pescatore sembra un ballerino. In posa plastica su una gamba sorregge la gabbia da pesca. Altri pescatori, poco lontano, si adoperano magistralmente attorno alle reti con le braccia e, con una gamba, remano e governano la barca in perfetto equilibrio.

In navigazione sul lago Inle in una canoa a cinque posti che sfreccia a tratti tra fiori di loto e gli orti galleggianti degli abitanti dei villaggi di palafitte si vedono scorrere i riti quotidiani della popolazione. Durante un paio di pause per un ristoro è possibile visitare fabbriche di seta di loto e di sigari birmani dove lavorano le donne del villaggio che, per arrotondare, quando arrivano i turisti, offrono piccoli tour in pittoresche canoe di legno a remi. Si chiamano canoe lady, un’iniziativa coordinata da Myo Min Zaw che permette un turismo sostenibile che rispetta il delicato ecosistema dei villaggi sull’acqua.

Il bagaglio è sempre più ricco. Le emozioni sono i migliori souvenir. Le immagini scorrono e il cuore si tuffa insieme ai bambini che giocano e piroettano come delfini lanciandosi nel lago dalle loro case.

Sulle tracce di Elena Da Persico. 34° anniversario del club Inner Wheel di Peschiera e Garda veronese

Gabriella Poli* – Affi – Amicizia e iniziative a sostegno della parte debole della società, gite culturali e conviviali, service in aiuto di donne e bambini, beni culturali salvati dall’incuria e dal tempo. Sono passati così i primi 34 anni del club Inner Wheel di Peschiera e Garda veronese che ha festeggiato l’importante traguardo consegnando l’onorificenza di “Socia benemerita” alla promotrice Noretta Bonfà Cambié.

Con le amiche di Legnago e Padova Sibilla De Cetto e la presenza del Rotary padrino, rappresentato dal vice presidente Paolo Scattolini, la ricorrenza è stata celebrata ad Affi con la visita a villa Elena da Persico e alla prestigiosa villa Poggi, accolte dalla padrona di casa, nostra socia fondatrice, Carlotta Poggi.

La giornata, organizzata dalla socia Giovanna Rusconi, ha dato la possibilità di visitare due magnifici esemplari di ville patriarcali e di approfondire la conoscenza con una grande donna del secolo scorso quale Elena da Persico.

Villa Poggi – La villa fu ristrutturata nel XVII secolo dalla famiglia Da Persico, che le fece dare l’aspetto attuale. Il grandi porticati laterali, invece, furono aggiunti nei primi decenni dell’Ottocento, portando la lunghezza totale a 140 metri. La famiglia Poggi, che acquistò la villa nel 1870, trasformò il giardino all’italiana in un grande parco (11 ettari) nel quale vennero piantate numerose piante esotiche.

Villa da Persico – Villa del XVIII secolo, in parte su progetto dell’architetto Ignazio Pellegrini. L’edificio ospita attualmente la Fondazione Elena Da Persico. Dipende della Curia Vescovile di Verona. In un salone si trovano grandi affreschi che rappresentano il Lago di Garda. Nel parco sorge una cappella del 1972-73 dell’architetto Fausto Buontempi in cui la luce interna proviene dall’alto, degradando verso l’altare alle cui spalle si apre una vetrata sui fiori del giardino. Nella “barchessa” è stata sistemata la biblioteca della scrittrice Elena Da Persico.

Elena Da Persico (1869 – 1949), giornalista e scrittrice, collaborò alla rivista Vita, Colonna e Azione Muliebre, della quale fu anche direttrice. Scrisse romanzi, novelle, agiografie e opere di carattere religioso. “I suoi articoli – scrive in una breve biografia Giovanna Rusconi – avevano lo scopo di risvegliare le coscienze delle donne e prepararle ai grandi cambiamenti sociali che già si approssimavano e ai quali le donne non si dovevano sottrarre ma dare il loro apporto prezioso, colto, intelligente”.

*presidente 18/19 club Inner Wheel di Peschiera e Garda veronese

Arilica, un film documentario tra le mission culturali dell’Inner Wheel

Gabriella Poli*Peschiera del Garda – Arilica, l’antico nome di Peschiera del Garda è diventato il titolo di un film documentario sulle bellezze storiche e architettoniche della “città fiorita” che si affaccia sulle sponde del Benaco.

L’Inner Wheel insieme agli “Amici del Gondolin”, ha contribuito alla sua realizzazione come service culturale attribuibile all’annata innerina appena trascorsa, guidata da Patrizia Bertagna.

Amare e promuovere il proprio territorio fa parte della mission culturale dell’Inner Wheel, sempre in prima linea comunque, anche per quanto riguarda la salvaguardia del patrimonio artistico e il sostegno umanitario delle persone più disagiate.

La realizzazione di questo video è dovuta a illustri memorie storiche del luogo quali Giorgio Capone, Franco Prospero e Enza Lonardi che, sotto l’egida del comune con il vicesindaco Filippo Gavazzoni, accompagnano cittadini e visitatori a considerare, sotto una luce nuova, più intensa e coinvolgente, le bellezze della città.

Il video, la cui sintesi, verrà caricata su you tube, è stato realizzato dal regista Luca Carton con la collaborazione, per le riprese in acqua di Alfonso Patrimonio, e di Giuseppe Reversi, per l’introduzione e chiusura del documentario. Dopo la recente première nella sala consiliare, Gavazzoni sta programmando altre proiezioni.

*presidente Inner Wheel Peschiera e Garda veronese 18/19

Comunicazione e nuove tecnologie per proiettare l’Inner Wheel nel futuro e sostenere la dignità del mondo femminile

Gabriella Poli – Padova – E’ la comunicazione il punto cruciale attorno al quale si sviluppa il futuro dei club innerini. Una considerazione che ha occupato buona parte del tempo assembleare nella prima distrettuale dell’Inner Wheel, tenutasi a Padova lo scorso sabato. Il Distretto 206 che racchiude territori del Nord Est, governato quest’anno da Anna Paggiaro Tallon punta dunque su una maggiore comunicazione tra i club e le socie anche attraverso le nuove tecnologie e specialmente i social.

Una comunicazione in tempo reale è infatti utile per uno scambio di informazioni con lo scopo di perfezionare programmi, iniziative e organizzare eventi. Il tutto finalizzato a sostenere la società attraverso i consueti service che anche quest’anno sono principalmente indirizzati alle donne, alla loro salute, al loro diritto all’auto determinazione, alla loro dignità. Non mancano anche iniziative contro fenomeni sociali deprecabili, che tanto danneggiano le nuove generazioni, come il cyberbullismo.

In tutto il mondo l’Inner Wheel si sta muovendo con un comune obiettivo racchiuso in sintesi in un progetto internazionale denominato “Caring women and girls” e nel motto della presidente internazionale Christine Kirby “Empower and evolve”.

3979 club nel mondo e oltre 108 mila socie stanno combattendo, a volte in condizioni molto difficili, per affermare i propri diritti basilari di salute e dignità anche in Paesi nei quali la figura femminile è ancora vista in posizione di inferiorità. E lo fanno entrando nelle scuole e nelle comunità, con iniziative di informazione e prevenzione per potenziare, rafforzare ed evolvere “empower and evolve” appunto.

Interventi interessanti a sostegno delle tesi sopra accennate sono stati apportati, oltre che dalla governatrice Anna Paggiaro Tallon, dalle presidenti dei club padovani ospitanti Manuela Covin e Isabella Lombardo Marani, dalla presidente del Consiglio nazionale Annamaria Falconio Di Trapani, dalla rappresentante nazionale Gemma Pirondini Venuti, dalla segretaria distrettuale Donatella Nicolich Polizzi, dall’Editor e responsabile Internet distrettuale Cristina Galletti Pagliani, dalle due chairman all’espansione e ai servizi internazionali, Ottilia Caltabiano Lanari e Anna Cotta.

Inner Wheel, club di Peschiera e Garda veronese: tra le iniziative un mini corso per l’uso conveniente dei social. Service umanitari e culturali in favore delle donne

Peschiera del Garda – Il club Inner Wheel di Peschiera e Garda veronese ha ripreso la sua attività dopo la pausa estiva. Molte le iniziative illustrate dalla presidente Gabriella Poli nell’assemblea che ha preceduto il pranzo alla Corte Valier di Lazise, splendida location affacciata sul lago di Garda.

Appuntamenti istituzionali e culturali si susseguiranno durante il corso dell’anno innerino 18/19. Una iniziativa di formazione che prevede un mini corso per l’uso delle nuove tecnologie è stata accolta favorevolmente. Considerando l’importanza che attualmente riveste l’uso dei social ma anche semplicemente dello smartphone, per uno scambio in tempo reale di esperienze e condivisione di informazioni tra le socie, col distretto e, in buona sostanza, con i club innerini di tutto il mondo, non si può più prescindere ormai dall’uso della tecnologia informatica. E anche le più riluttanti hanno convenuto che imparare a gestire un telefono cellulare come lo smartphone può facilitare la comunicazione col mondo intero. Abbiamo visto, del resto, come anche il distretto 206, di cui il club fa territorialmente parte, abbia dato avvio a siti facebook per una lineare e pronta comunicazione tra le socie. Ed è entusiasmante stringere amicizie e scambiare idee ed esperienze con innerine sparse nei cinque continenti. Tra le altre iniziative illustrate dalla presidente anche i service suggeriti che verranno poi messi in votazione nelle prossime assemblee. Grande attenzione verrà riservata alle donne con il sostegno delle associazioni del territorio che si occupano di violenza domestica, di prevenzione e assistenza per il cancro al seno, oltre che a un pensiero per la città di Genova, così colpita dalla recente tragedia.

Presente al pranzo innerino anche il past e vicepresidente del club padrino, Paolo Scattolini che ha portato il saluto e l’augurio del Rotary, presieduto quest’anno da Cristian Pasquetti.

Tra stelle e pianeti con l’astrofotografia al Rotary di Peschiera e Garda veronese . Presente l’Inner Wheel

Gabriella Poli – Peschiera del Garda – “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, scriveva Dante in conclusione del suo Inferno. E lo abbiamo fatto anche noi, dopo la conferenza del Rotary di Peschiera e Garda veronese, presieduto da Christian Pasquetti, sull’astrofotografia tenuta da Andrea Peretti del circolo astrofili veronesi. Una lezione su come osservare e fotografare il cielo con strumenti semplici alla portata di tutti. Anche le rappresentanti del club Inner Wheel locale, Iole Pasquetti, Alda Brunello e la sottoscritta, presidente del club di Peschiera, hanno apprezzato con i rotariani lo straordinario fascino del cielo notturno imparando, sotto la guida degli astrofili, a riconoscere la via Lattea, i pianeti come Giove e Marte, la stella polare e Cassiopea e molte altre suggestioni nel cielo stellato sopra Peschiera del Garda. Continua a leggere “Tra stelle e pianeti con l’astrofotografia al Rotary di Peschiera e Garda veronese . Presente l’Inner Wheel”