Sognando l’Algarve. Una corsa in auto lungo la costa fino a Lisbona

Gabriella Poli – 23 agosto 2017 – Barcellona – Gaudì e i geni visionari come lui salveranno il mondo. Sono al parco Güell di Barcellona da lui ideato. Poco fa ho visto la Sagrada Familia riflettere sogni su improbabili guglie fiorite di frutta, uccelli e foglie. E prima ancora ho vagato tra gli azzardi Liberty di casa Batllò. L’aria che si respira qui a Barcellona mi sembra la stessa di sempre. Calda ma leggera nonostante i recenti avvenimenti.

E l’arte come sempre salva il mondo. Solo l’altro ieri ero sotto il cielo di pervinca e lavanda di Hyères in Provenza e ieri nelle Calanques di Cassis dove il mare è come il cielo e sono tutte da conquistare a piedi su pietraie impervie. Poi quando si raggiunge la piccola caletta turchese, viene spontaneo inneggiare alla vittoria.

Una puntata a Béziers mi ha fatto gioire dello spettacolo delle nove chiuse che collegano con il canal du Midi i due mari. E sempre a Béziers ho fotografato una targa in ricordo di Jeanne d’Arc donna eccellente insieme alla Madeleine alla quale è dedicata una stupenda basilica. Sul Colle più Alto infine la cattedrale di Saint Nazaire dove furono sacrificati i Catari il 22 luglio 1209, all’inizio della Crociata albigese.

Il 22 luglio del 1209 a Béziers vennero massacrate oltre ventimila persone (cattolici, catari-albigesi, donne, bambini), dall’armata di Cristo (così si chiamava il più grosso esercito dell’epoca, oltre 500 mila uomini) che per capo militare aveva il legato papale Arnauld-Amaury,detto l’abate bianco, il quale comandava i signori feudali del nord della Francia che avevano aderito alla crociata promossa da papa Innocenzo III per sterminare l’eresia catara: cataro vuol dire «puro», erano puri cristiani che combattevano la Chiesa romana corrotta. Quel giorno avvenne il primo genocidio della storia dell’umanità: un esercito cristiano sterminò una popolazione cristiana inerme, per soffocare chi osava ribellarsi alla Chiesa di Roma. Ma l’odio dei cristiani contro i catari era una fandonia. Tant’è che i cattolici erano così poco esasperati dai catari, che la ragione per cui la città fu attaccata e distrutta fu il rifiuto da parte dei suoi abitanti, fedeli alla propria autonomia municipale e ai propri princìpi di tolleranza, di consegnare ai crociati i circa duecento sospetti di eresia (tanti erano) di cui il vescovo Renaud de Montpeyroux aveva provveduto a stilare la lista. Il legato papale capo dell’armata Arnauld-Amaury, scrisse al papa Innocenzo III: «L’indomani, festa di Santa Maria Maddalena, noi cominciammo l’assedio di Béziers, città che pareva dover per lungo tempo fermare la più numerosa delle armate. Ma non c’è forza né prudenza contro Dio! I nostri non rispettarono né rango, né sesso, né età: ventimila uomini, cristiani e catari, circa furono passati al filo della spada e questa immensa carneficina fu seguita dal saccheggio e dall’incendio della città intera: giusto risultato della vendetta divina contro i colpevoli!». La lettera originale da cui è stato tratto questo documento si trova nella biblioteca Vaticana. Secondo il suo confratello Cesario di Heisterbach, nel corso dell’assedio Arnauld avrebbe esclamato, a chi gli domandava come riconoscere i cristiani dai catari: “Uccideteli tutti! Il Signore conosce i suoi” (una frase direttamente tratta dalla Seconda lettera a Timoteo, 2,19). Il numero di morti di cui si vanta è sicuramente esagerato, come lo è quello fornito da altri testimoni e cronisti (qualcuno parlò addirittura di centomila): si voleva indicare solo una mattanza straordinaria, che restò a lungo nella memoria della gente. Ciò che avvenne fu proprio quel che lascia intendere la frase attribuita ad Arnaldo: fu compiuto uno sterminio indiscriminato degli abitanti di Béziers, cattolici ed eretici, uomini e donne, vecchi e bambini.”

Ma mentre mi riposo sotto gli archi di Gaudì col sottofondo di una strana chitarra indiana suonata da una specie di monaco penso ai prossimi giorni quando sarò a Granada e Malaga e Siviglia e ancora Gibilterra e Faro e Lisbona. Poi Madrid… Si gira in tondo ma è il percorso la cosa più importante. Baudelaire nel suo “Il Viaggio” scriveva: “Ma i veri viaggiatori partono per partire; – cuori leggeri, s’allontanano come palloni, – al loro destino mai cercano di sfuggire, – e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo! – I loro desideri hanno la forma delle nuvole,- e, come un coscritto sogna il cannone, – sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli – di cui lo spirito umano non conosce il nome!” (Charles Baudelaire estratto da “Il Viaggio”)

charles baudelaire ritratto di Franz Kupka

Il Viaggio di Charles Baudelaire

Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe, – l’universo è pari al suo smisurato appetito. – Com’è grande il mondo al lume delle lampade! – Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo! – Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,- il cuore gonfio di rancori e desideri amari, – e andiamo, al ritmo delle onde, cullando – il nostro infinito sull’infinito dei mari: – c’è chi è lieto di fuggire una patria infame; – altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni, astrologhi annegati negli occhi d’una donna, – la Circe tirannica dai subdoli profumi. – Per non esser mutati in bestie, s’inebriano – di spazio e luce e di cieli ardenti come braci; – il gelo che li morde, i soli che li abbronzano, – cancellano lentamente la traccia dei baci. – Ma i veri viaggiatori partono per partire; – cuori leggeri, s’allontanano come palloni, – al loro destino mai cercano di sfuggire, – e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo! – I loro desideri hanno la forma delle nuvole,- e, come un coscritto sogna il cannone, – sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli- di cui lo spirito umano non conosce il nome!

25 agosto – Ho visto don Chisciotte a cavallo del suo Ronzinante cercare disperatamente un mulino a vento e guardare perplesso le pale eoliche che girano senza sosta sui bordi delle alture qui, nella Mancha, mentre da Valencia la carretera national scorre verso sud in direzione di Granada. Le suggestioni mi rincorrono da alcuni giorni e il percorso porta dall’arte di Gaudì alla letteratura di Cervantes e Jules Verne. Da Barcellona con la Sagrada Familia e la casa Batllò a Valencia dove Calatrava ha costruito il suo capolavoro, la città delle arti e delle scienze. Conosciamo Calatrava per il vituperato e contestato ponte di Venezia, la cui funzionalità lascia molto a desiderare, ma a Valencia il suo monumento alle arti è davvero stupefacente! Jules Verne e le sue creature marine hanno ispirato, come Gaudì, l’architetto spagnolo che ha eretto un tempio con l’ossatura in cemento ferro e vetro di una balena la cui descrizione risulta ardua. Alcuni padiglioni racchiudono I musei che si susseguono tra piscine giochi d’acqua e giardini coperti da vele di cristallo. E dopo la visita alle magnifiche chiese dei santi Giovanni, il Battista con l’agnello e il bastone e l’evangelista con l’aquila che, secondo la tradizione cristiana gli dettò le sacre scritture, la chiesa di San Nicola con le volte istoriate come la cappella sistina di nuovo in viaggio verso l’Alhambra di Granada.

26 agosto – Arrivata a Granada. Inizia il tour dal cuore della città vecchia dove si trova la casa che mi ospita. La chiesa di sant’Ana è costruita sopra le rovine della moschea Almanzora. Epoca di costruzione 1537 1548. Facciata rinascimentale. Campanile del 1561 stile mudejar effettuato da artisti musulmani.

All’ Alhambra i 40 gradi all’ombra sono sopportabili nei giardini tropicali irrigati da canali e giochi d’acqua che si susseguono senza soluzione di continuità scoprendo meravigliose architetture, pizzi di ceramica e vetri colorati che ornano i palazzi e riflettono sole e luna fino a che congiungendosi, a una certa ora, formano un perfetto otto, l’infinito che illuminava il sultano sul trono e lo faceva apparire ai suoi visitatori una divinità.

20170828_125424_HDR marbella27 agosto – Stanotte a Malaga ha cominciato a piovere. Gocce grosse come noci che ci hanno colto all’improvviso dopo la cena sulla spiaggia. Una doccia naturale molto piacevole nei vicoli del centro storico di una città dove ci sono molte cose da vedere. Ma ora riesco solo a guardare. Ancora pioggia stamane sulla spiaggia di Marbella tra i fiori del paradiso, le palme da datteri e i melograno. 

 

28 agosto – A Siviglia la camera con vista sulla Cattedrale di Santa Maria e la Plaza de España e i mariachi che cantano e suonano per strada e il flamenco e poi la corsa in macchina fino al mare dell’Algarve.

La cattedrale di Santa Maria della Sede di Siviglia (in spagnolo: catedral de Santa María de la Sede de Sevilla) è la più grande cattedrale gotica del mondo. Per dimensioni è la terza chiesa cattolica nel mondo dopo San Pietro in Vaticano e San Paolo a Londra. Superò nel 1520 la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, che per quasi mille anni era stato l’edificio religioso più grande del mondo. 

La Plaza de España di Siviglia è uno degli spazi architettonici più spettacolari della città e dell’architettura neo-moresca. La piazza è situata all’interno del Parco di María Luisa, la sua entrata è molto vicina alla rotonda del Cid Campeador, esattamente di fronte all’antica Reale Fabbrica di Tabacco. L’ingresso alla piazza è libero, ma per evitare atti di vandalismo viene chiusa alle ore 22 (estate esclusa che ha orari di chiusura estesi almeno fino alle 24). La progettazione della piazza venne affidata all’architetto Annibale González, che fu anche direttore dell’Esposizione iberoamericana di Siviglia del 1929. Durante la sua costruzione arrivarono a lavorare contemporaneamente più di mille operai. La superficie totale della piazza è di 50.000 metri quadrati, 19.000 dei quali sono edificati e i restanti 31.000 sono area libera. Il canale occupa 515 metri di longitudine. La costruzione dell’opera iniziò nel 1914, e fu terminata nel 1928 sotto la direzione dell’architetto Vicente Traver che subentrò nel 1926 ad Annibale Gonzalez dopo le sue dimissioni. La piazza è a forma semicircolare, (ben 170 metri di diametro), e rappresenta l’abbraccio della Spagna e delle sue antiche colonie; guarda verso il fiume Guadalquivir e simboleggia la strada da seguire per l’America. La piazza è decorata in mattoni a vista, marmo e ceramica, che danno un tocco rinascimentale e barocco alle sue torri. Fu l’opera più costosa dell’esposizione e l’unico elemento estraneo al progetto originale è la fontana centrale, (sempre opera di Vicente Traver), subito molto criticata perché a detta di molti rompeva la sensazione di vuoto della piazza. Il canale che attraversa la piazza è sovrastato da quattro ponti che rappresentano i quattro antichi regni di Spagna. Appoggiata alle pareti si trova una serie di panche e di ornamenti in ceramica che formano degli spazi che alludono alle quarantotto province spagnole (sono collocate in ordine alfabetico); su di esse sono rappresentate delle mappe, dei mosaici raffiguranti eventi storici e gli stemmi di 48 capoluoghi di provincia (tranne Siviglia e le città africane di Ceuta e Melilla).

In Portogallo l’oceano ha onde grandi come case. Arduo nuotare. Puoi solo buttarti a capofitto e trafiggere l’acqua per poi riemergere più in là. Le spiagge atlantiche dell’Algarve sono ventose e primordiali. Sono più selvagge, più esposte ai venti e l’acqua è più fredda. Praia do Amado, Praia de Odeceixe, nell’omonimo villaggio, è la meta ideale per famiglie, geologi ed escursionisti. E’ stata votata come una delle sette meraviglie del Portogallo nel 2012. Praia de Odeceixe è una lingua di sabbia alla foce di un fiume fiancheggiata da imponenti falesie scure frastagliate. In spiaggia c’è anche una scuola di surf. Interessante anche Praia do Amoreira. A Faro stasera si è cenato due volte e bevuto almeno quattro e riso otto e camminato e rincorso sogni e pesci, perché non basta mai, perché vorresti non finisse mai…

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29 agosto – Guardo Lisbona dall’alto del ponte “25 de Abril” sospeso sull’estuario del fiume Tago (Tejo) (inizialmente denominato ponte Salazar, in quanto commissionato dal dittatore Salazar nel 1960, cambiò nome in seguito alla restaurazione della democrazia in Portogallo, dopo la rivoluzione dei garofani avvenuta appunto il 25 aprile 1974).

Di aspetto imponente, la costruzione in acciaio si estende per quasi 2 km e presenta un’autostrada a 3 corsie nella parte superiore e una linea ferroviaria in quella inferiore. Il ponte venne costruito dall’American Bridge Company, la stessa compagnia che si occupò della costruzione del famoso Golden Gate Bridge di San Francisco, al quale il ponte 25 de Abril è ispirato.

Il Cristo Re è alle spalle. E torno col pensiero al 1973 quando la vidi la prima volta. Al potere era ancora Salazar poi defenestrato dal colpo di stato del ’74. Ci venni due anni di seguito. Prima e dopo la “Rivoluzione dei garofani”. Le emozioni sono quasi le stesse. Perché la gente è in strada a festeggiare tutte le notti. Anche se ora più che altro sono giovani. L’anno della rivoluzione invece tutti, giovani e anziani, facevano baldoria e friggevano sardine per strada e ballavano e cantavano il fado, il destino, ed io con loro. Avevamo 18 anni io e Luciano e il futuro era così lontano e Simone ancora nel nostro cuore. E Lisboa era e resta magica.

Mi sono attardata a Lisboa tre giorni anziché i due previsti. Le cose da vedere sono così tante che il tempo non basta mai. E i miei compagni di viaggio, due dei quali giovani, vogliono vivere la città ancora un po’.

Il tour con il bus turistico è d’obbligo per una visione globale della città che mostra, tra l’altro, le piazze importanti del centro: dalla praça Marquês de Pombal, alla guida del Paese tra il 1750 e il 1777, alla splendida praca do Comércio.

Il Marquês de Pombal, tra l’altro, vietò l’uccisione del toro durante la corrida trasformando lo spettacolo dell’Arena in una sorta di danza dei toreador diversificando così la corrida portoghese da quella cruenta della vicina Spagna.

La piazza del Commercio, anticamente, ospitava il Palazzo Reale, ridotto poi in macerie dal terremoto del 1755. Come indica il suo nome, funzionava come centro mercantile e porta di accesso alla città, già che qui arrivavano le navi commerciali e i grandi dignitari stranieri. Attualmente, accoglie i principali ministeri portoghesi.Tra le principali attrattive della Praça do Comércio si trovano l’Arco di Trionfo della Rua Augusta, dal quale si accede al quartiere di Baixa, e la statua equestre di Re Giuseppe I. Nella piazza si trovano le fermate degli autobus turistici di Lisbona e del classico tram giallo, il mitico 28.

E poi il quartiere di Belem, a circa un quarto d’ora di metropolitana di superficie verso Est. Un monastero enorme e bellissimo, una torre sull’acqua che toglie il fiato, la pasticceria più famosa della capitale per gustare i tipici dolcetti portoghesi. Le attrazioni non mancano.

Arrivando dalla stazione, passeggiando verso il famoso monastero dos Jerónimos, sul lato destro della strada si trova un edificio che si distingue da quelli adiacenti. Per le pareti azzurrine ricoperte dei tipici azulejos (piastrelle di porcellana colorate) oppure per un’immensa fila davanti. È la famosa pasticceria Pastéis de Belém, la più conosciuta di Lisbona per la bontà che contraddistingue i suoi Pasteis de nata, i dolcetti a base di pasta sfoglia e crema. Proseguendo in direzione torre di Belém e sullo stesso lato della strada, il monumentale monastero in stile manuelino. Ovvero una mistione di elementi decorativi del tardo gotico e motivi del rinascimento. Con la sua facciata bianca completamente intarsiata e ricoperto di guglie e torri, è stato proclamato patrimonio dell’Unesco. Dall’altro lato della strada , dopo aver attraversato un piccolo parco in direzione mare, si trova un monumento relativamente recente. Realizzato nel 1960, a cinquecento anni dalla morte di Enrico il Navigatore, per celebrare l’era delle scoperte realizzate dai navigatori portoghesi fra il XV ed il XVI secolo. È il simbolo dell’epoca d’oro del Portogallo. Un’enorme costruzione in pietra che rappresenta una nave con le vele spiegate in direzione del mare. Dal Monumento alle Scoperte inizia un ampio viale che costeggia il fiume Tago, arrivato ormai alla sua foce, che si appresta a sfociare nell’Oceano. Proseguendo la passeggiata lungo il molo fino in fondo (poco più di un chilometro) ad un certo punto compare la Torre, un bastione fortificato ma costruito con estrema cura architettonica. E’ un vero gioiello tanto che è stata proclamata, insieme al monastero dos Jerónimos, patrimonio dell’Unesco.

Dall’altra parte della città uno sguardo al ponte Vasco da Gama, il più recente dei ponti sul fiume Tago che collega Montijo e Sacavém all’interno dell’area della Grande Lisbona e vicino al Parque das Nações, dove si è tenuto l’Expo ’98, l’esposizione universale che celebrava il 500º anniversario della scoperta della rotta che conduceva dall’Europa all’India compiuta da Vasco da Gama.

Il ponte fa parte del percorso della Autostrada A12. Inaugurato il 4 aprile 1998, con i suoi 17,2 chilometri (12,345 metri di lunghezza più altri 4,840 metri di viadotti) è il ponte più lungo d’Europa e il nono al mondo. Il ponte è stato costruito per alleviare il traffico dell’altro ponte della capitale lusitana (il ponte 25 de Abril) ma, nonostante abbia dirottato una significativa quantità di veicoli evitando che attraversassero il centro di Lisbona, risultò presto chiara la necessità di un terzo ponte in grado di superare il Tago ancora più ad ovest.

Nel centro storico si moltiplicano ristoranti, taverne e bettole dove vanno solo portoghesi e si mangia pesce fresco per 10 euro.

Non si può non andare a Cascais, un tempo borgo di pescatori, è una rinomata località turistica della Costa do Sol a 25 chilometri da Lisboa, conosciuta in particolar modo per le sue spiagge incantevoli. Con insenature rocciose, baie di sabbia e acque limpide, è un luogo che celebra il mare. Ma è ventosa. Impossibile per noi abituati alle nostre spiagge attardarsi più di tanto sull’arenile. E l’acqua è di ghiaccio. Un’anziana portoghese rompe gli indugi e si tuffa senza un brivido. Nuota tranquilla per un po’ poi tonificata dall’acqua gelida esce e si asciuga al vento e al sole. La invidio. Non ci resta che un aperitivo sul lungomare preso d’assalto da palestrati, patiti del jogging e dell’happy hour.

Il viaggio di ritorno in Italia è tutto d’un fiato. Saranno 2700 chilometri in due giorni con tappa tecnica a Barcellona e poi una tirata fino al Garda. Negli occhi immagini meravigliose. Resteranno lì per sempre. Ma il mio lago mi accoglie in un abbraccio infinito. E’ dolce rivedere lo scenario che ogni giorno godo dalla mia casa sulla collina. Per ora nessun trasferimento in altri paradisi.



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Autore: GABRIELLA POLI

Giornalista professionista, iscritta all'Albo professionale dal 1988, ho maturato diverse esperienze nel campo della carta stampata, della radio (Radio RPL, Antenna 3) e della televisione (Rai e Mediaset, Tele Antenna 3). Dottorato internazionale in Tecniche della Comunicazione indirizzo Giornalismo. Sono stata, tra l'altro direttore di testata giornalistica. Ora mi diletto di argomenti vari quali l'Arte i viaggi e l'enogastronomia e scrivo libri. (guide di viaggio per la RCS e libri di restauro e arte per l'Editoriale l'Espresso) e romanzi: La sinfonia dei Templari.

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